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La sinistra è finita in discarica?

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Non ce la date a bere

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Discarica di Scapigliato: 330 milioni di euro al Comune di Rosignano

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DISCARICA DI SCAPIGLIATO 1982/2012

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Amianto a Turbigo: ogni tanto uno sprazzo di giustizia PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Marchi   
Mercoledì 23 Maggio 2018 15:54

Comunicato di Medicina Democratica e AIEA sulla importante sentenza della Cassazione per l’amianto all’ENEL di Turbigo

maggio 16, 2018 - Amianto, In evidenza - Tagged: , ,

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Roma, 16 maggio 2018
SENTENZA STORICA IN CASSAZIONE A ROMA PER I MORTI DI AMIANTO ALLA EX
CENTRALE ENEL DI TURBIGO: ANNULLATA LA SENTENZA ASSOLUTORIA DELLE
CORTE D’APPELLO DI MILANO!

 
assemblea a Livorno sull'inquinamento della raffineria PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Marchi   
Domenica 20 Maggio 2018 15:30
Assemblea pubblica lunedi 21 ore 21,15 presso il centro civico C. Marx a Stagno in via Romita, di fianco alla CONAD. Il comitato locale ha invitato Medicina democratica.

Con l'occasione allego alcuni documenti essenziali su ENI Livorno.

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Solvay, grave inquinamento sotto lo stabilimento di Rosignano PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Marchi   
Martedì 15 Maggio 2018 14:27

Medicina democratica

Relazione parlamentare, un piccolo squarcio di luce, che va allargato

“Excusatio non petita, accusatio manifesta” diceva una celebre massima latina, che tradotta sembra adattarsi bene all’intervento di Davide Papavero, direttore della Solvay di Rosignano: “Chi si scusa si accusa”. Il direttore, nell’intento di minimizzare quanto emerso nella Relazione parlamentare del 28.2.18 (in estrema sintesi, falde idriche gravemente inquinate sotto lo stabilimento) di fatto conferma quanto già si sapeva. «Sulla base delle evidenze documentali e analitiche e dei riscontri nel tempo, è emerso che in passato l’attività dello stabilimento ha causato una estesa situazione di inquinamento delle acque sotterranee, sia superficiali che profonde. Gli interventi attivati negli anni hanno consentito di scongiurare una deriva particolarmente grave del fenomeno di inquinamento in atto, legato a una contaminazione storica, contenendo i danni più rilevanti dell’area interna allo stabilimento», afferma la relazione parlamentare, con una buona dose di ottimismo. Il percorso di bonifica sarebbe iniziato tra il marzo e il novembre 2001  quando – è bene ricordarlo – si stava preparando con tutte le parti in causa (Solvay ed istituzioni)– sotto l’egida del ministro Matteoli – l’accordo di programma del 2003, che avrebbe consentito a Solvay di continuare a scaricare gratis il grosso dei propri rifiuti in mare, accordo che a tutt’oggi non è rispettato, se non in minima parte (non sui rifiuti), ed in virtù del quale accordo Solvay incassò 30 milioni di euro dallo stato.

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altri 62 martiri palestinesi PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Marchi   
Mercoledì 16 Maggio 2018 17:30

Tirreno 16.5.18

Tra le vittime una bimba di 8 mesi. L'Onu: ingiustificabile. Scontro Turchia-Israele, via i diplomatici

Gaza in lutto, i morti salgono a 62

 

di Maria Rosa Tomasello   ROMA

La bara più piccola, a Gaza, dove decine di migliaia di persone marciano dietro ai cortei funebri, è quella di Leila al-Ghandour, morta a otto mesi. È stata soffocata dai gas lacrimogeni che hanno avvolto la battaglia di confine tra l'esercito israeliano e i palestinesi in rivolta, accusa la famiglia. Il giorno dopo gli scontri per l'apertura dell'ambasciata americana a Gerusalemme, la conta dei morti arriva a 62. L'ultimo, ieri, è un manifestante ucciso a est del campo profughi di al-Bureji, Abdel Nasser Ahmed Ghorab, 51 anni, che cade mentre sono in corso nuovi tafferugli in 18 diversi punti della Cisgiordania e quattromila persone ingaggiano una nuova battaglia nella Striscia di Gaza. Almeno 250 restano feriti. Gli ospedali, dove sono ricoverati i 2.400 rimasti coinvolti nella guerriglia del giorno prima, arrivano al collasso. «Il sistema sanitario è travolto - dichiara Peter Salama, vicedirettore dell'Oms - Servono 5,9 milioni di dollari per le necessità più immediate». «È insopportabile vedere un così grande numero di persone disarmate colpite da spari in così poco tempo» dice Marie-Elisabeth Ingres, rappresentante di Medici senza Frontiere in Palestina. Hamas vuole vendetta e fa appello a una nuova Intifada. L'Iran chiede un processo per «crimini di gstriscia di Gazauerra», Irlanda e Belgio convocano gli ambasciatori israeliani. Ma è tra Turchia e Israele che scoppia una guerra diplomatica. Il presidente Recep Tayyp Erdogan - che ospiterà il summit dei Paesi islamici venerdì a Istanbul - definisce Netanyahu «premier di uno Stato di apartheid». L'ambasciatore di Israele ad Ankara viene cacciato, Tel Aviv risponde espellendo «per consultazioni» il console turco a Gerusalemme. «Erdogan è tra i maggiori sostenitori di Hamas ed è un grande intenditore di stragi, niente prediche» replica Benyamin Netanyahu. Viene richiamato in patria intanto l'inviato diplomatico palestinese a Washington, Husam Zolmot.«Non ci sono giustificazioni» per la tragedia di lunedì a Gaza, denuncia l'inviato delle Nazioni Unite per il Medio Oriente, Nickolay Mladenov, lanciando un monito tanto a Israele quanto ad Hamas, che ha organizzato le proteste. Nel giorno del lutto, che coincide con la commemorazione della "Naqba", la "catastrofe" della nascita di Israele il 15 maggio 1948, Mladenov lancia un appello alla comunità internazionale perché intervenga, definendo «disperata» la situazione nella Striscia. Ribadisce il diritto di Israele a «proteggere le sue frontiere da infiltrazioni e terrorismo», purché in modo «proporzionato». Ma allo stesso tempo punta il dito su Hamas, che «non deve usare le proteste per cercare di posizionare le bombe sulla barriera di sicurezza». Più duro è l'Ufficio dell'Alto commissariato Onu per i diritti umani, che parla di «uccisioni indiscriminate». Sul massacro del 14 maggio è un fuoco incrociato di accuse. Il governo palestinese chiede al Consiglio dei diritti umani dell'Onu un incontro urgente per decidere l'invio di una missione che indaghi sui «crimini» commessi da Israele. Lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interna di Israele, rivela che tra i 62 morti «24 erano terroristi». Come sempre, la comunità internazionale si spacca: all'Onu gli Stati Uniti bloccano una richiesta di inchiesta indipendente, sostenendo che Israele «ha agito con moderazione» e ripropone il tema della responsabilità di Hamas per «la violenza nella regione». «Ogni vittima è vittima dei crimini di guerra di Hamas» accusa l'ambasciatore isralieano all'Onu Danny Danon. Contro Hamas, che ha soffiato sul fuoco, è anche la Germania, che si dichiara però favorevole a una inchiesta indipendente. A premere per una indagine della Corte penale internazionale dell'Aia (Cpi) è la Lega Araba, che denuncia «i crimini dell'occupazione israeliana», mentre anche Reporters sans Frontières denuncia alla Cpi «i crimini di guerra dell'esercito contro i giornalisti palestinesi», fatti bersaglio di «spari diretti» dai cecchini israeliani. «Adotteremo tutte le misure appropriate» assicura il capo della procura Fatou.

 
dopo il giro d'Italia, Israele si prepara a farne uno in Iran ... PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Marchi   
Martedì 15 Maggio 2018 14:17

Israele, 200 armi nucleari puntate sull’Iran

L’arte della guerra. La rubrica settimanale a cura di Manlio Dinucci

 

Manlio Dinucci Il Manifesto

EDIZIONE DEL

15.05.2018

 

La decisione degli Stati uniti di uscire dall’accordo sul nucleare iraniano – stipulato nel 2015 da Teheran con i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu più la Germania – provoca una situazione di estrema pericolosità non solo per il Medio Oriente.

Per capire quali implicazioni abbia tale decisione, presa sotto pressione di Israele che definisce l’accordo «la resa dell’Occidente all’asse del male guidato dall’Iran», si deve partire da un fatto ben preciso: Israele ha la Bomba, non l’Iran.

Sono oltre cinquant’anni che Israele produce armi nucleari nell’impianto di Dimona, costruito con l’aiuto soprattutto di Francia e Stati Uniti. Esso non viene sottoposto a ispezioni poiché Israele, l’unica potenza nucleare in Medioriente, non aderisce al Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, che invece l’Iran ha sottoscritto cinquant’anni fa.

 
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