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Discarica di Scapigliato: 330 milioni di euro al Comune di Rosignano

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DISCARICA DI SCAPIGLIATO 1982/2012

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Settimo terremoto sul gasdotto in costruzione a Livorno PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Marchi   
Lunedì 15 Ottobre 2012 11:52

MEDICINA DEMOCRATICA                                                                             

Vertenza Livorno – rete per la difesa della salute e dell’ambiente       

Terremoto sui tubi OLT: fermare i lavori, verificare pubblicamente il rischio sismico.

Sabato pomeriggio  alle 16,59 si è verificata una scossa di terremoto in mare davanti a Livorno (meno di dieci km dalla città),  a 7,7 km di profondità,  lungo la fascia dove sono stati posizionati  i tubi del gasdotto che collegherà il rigassificatore OLT a terra. L’Istituto di geofisica e vulcanologia sottolinea che non si può considerare isolato questo terremoto, ma è possibile che si ripeta, dato che "mappe alla mano" quest’area  fa parte di una  zona sismica situata poco distante dalla costa, con una faglia nord-sud  che parte dalla Versilia ed arriva fino a Cecina. Perciò incrocia inevitabilmente la pipeline della OLT.  L’Istituto di geofisica  sottolinea che tra il 2003 e il 2008 si sono verificati  ben 6 terremoti, di cui uno superiore al 5° grado della scala Richter, proprio nel punto in cui passa  il nuovo gasdotto (si veda il link).

 Ci chiediamo e chiediamo a chi ha autorizzato il rigassificatore e la pipeline (Ministeri e Regione Toscana): sono state lesionate le tubazioni, fortunatamente ancora vuote da gas ? E’ stato valutato a suo tempo, e con la dovuta accortezza , questo rischio che – a rigassificatore ancora non attivato – si è già concretizzato numerose volte ? si è considerato che le tubazioni  OLT sono  facilmente lesionabili ?

Che cosa avverrebbe se una tubazione piena di gas metano si rompesse per un  sisma futuro e creasse una bolla di gas che inevitabilmente salirebbe in superficie e potrebbe incendiarsi coinvolgendo natanti , persone e costa ?

Chiediamo pertanto di fermare i lavori, e verificare – con una inchiesta trasparente e pubblica – che cosa sia avvenuto e, alla luce di tutto ciò, rivedere la reale portata del rischio sismico  sul rigassificatore.

http://www.offshorenograzie.it/index.php?option=com_content&task=view&id=387

http://cnt.rm.ingv.it/data_id/7225023390/event.html

15.10.12

 



 

 

 

 

 

 
"NO ALL'INTERVENTO IMPERIALISTA IN SIRIA" PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Marchi   
Giovedì 11 Ottobre 2012 06:38

Siria: la Nato mira al gasdotto

Manlio Dinucci 

(il manifesto, 9 ottobre 2012)

La dichiarazione di guerra oggi non si usa più. Per farla bisogna però ancora trovare un casus belli. Come il proiettile di mortaio che, partito dalla Siria, ha provocato 5 vittime in Turchia. Ankara ha risposto a cannonate, mentre il parlamento ha autorizzato il governo Erdogan a effettuare operazioni militari in Siria.

Una cambiale in bianco per la guerra, che la Nato è pronta a riscuotere. Il Consiglio atlantico ha denunciato «gli atti aggressivi del regime siriano al confine sudorientale della Nato», pronto a far scattare l’articolo 5 che impegna ad assistere con la forza armata il paese membro attaccato. Ma è già in atto il «non-articolo 5» – introdotto durante la guerra alla Iugolavia e applicato contro l’Afghanistan e la Libia – che autorizza operazioni non previste dall’articolo 5, al di fuori del territorio dell’Alleanza.

Eloquenti sono le immagini degli edifici di Damasco e Aleppo devastati con potentissimi esplosivi: opera non di semplici ribelli, ma di professionisti della guerra infiltrati. Circa 200 specialisti delle forze d’élite britanniche Sas e Sbs – riporta il Daily Star – operano da mesi in Siria, insieme a unità statunitensi e francesi.

La forza d’urto è costituita da una raccogliticcia armata di gruppi islamici (fino a ieri bollati da Washington come terroristi) provenienti da Afghanistan, Bosnia, Cecenia, Libia e altri paesi. Nel gruppo di Abu Omar al-Chechen – riferisce l’inviato del Guardian ad Aleppo – gli ordini vengono dati in arabo, ma devono essere tradotti in ceceno, tagico, turco, dialetto saudita, urdu, francese e altre lingue.

Forniti di passaporti falsi (specialità Cia), i combattenti affluiscono nelle province turche di Adana e Hatai, confinante con la Siria, dove la Cia ha aperto centri di formazione militare. Le armi arrivano soprattutto via Arabia Saudita e Qatar che, come in Libia, fornisce anche forze speciali. Il comando delle operazioni è a bordo di navi Nato nel porto di Alessandretta. Intanto, sul monte Cassius a ridosso della Siria, la Nato sta costruendo una nuova base di spionaggio elettronico, che si aggiunge a quella radar di Kisecik e a quella aerea di Incirlik. A Istanbul è stato aperto un centro di propaganda dove dissidenti siriani, formati dal Dipartimento di stato Usa, confezionano le notizie e i video che vengono diffusi tramite reti satellitari.

La guerra Nato contro la Siria è dunque già in atto, con la motivazione ufficiale di aiutare il paese a liberarsi dal regime di Assad. Come in Libia, si è infilato un cuneo nelle fratture interne per far crollare lo stato, strumentalizzando la tragedia delle popolazioni travolte.

Lo scopo è lo stesso: Siria, Iran e Iraq hanno firmato nel luglio 2011 un accordo per un gasdotto che, entro il 2016, dovrebbe collegare il giacimento iraniano di South Pars, il maggiore del mondo, alla Siria e quindi al Mediterraneo. La Siria, dove è stato scoperto un altro grosso giacimento presso Homs, può divenire un hub di corridoi energetici alternativi a quelli attraverso la Turchia e altri percorsi, controllati dalle compagnie statunitensi ed europee. Per questo si vuole colpire e occupare.

Lo hanno chiaro, in Turchia, i 129 deputati (un quarto) contrari alla guerra e le migliaia di dimostranti con lo slogan «No all’intervento imperialista in Siria». Quanti italiani lo hanno chiaro, nel parlamento e nel paese? 

 

 

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Toscana alla rovescia PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Marchi   
Giovedì 04 Ottobre 2012 12:18

ACQUA DISSALATA ALLA POPOLAZIONE,  ACQUA BUONA A SOLVAY ?

NO, GRAZIE

 

Il 30 ottobre scade l’autorizzazione ambientale quinquennale (AIA) alla sodiera Solvay. Gli uffici della Provincia di Livorno stanno lavorando da settimane per rinnovargliela, senza nessun coinvolgimento dei cittadini. Gli uffici della Regione invece stanno lavorando da mesi su un accordo-truffa per mettere al riparo le loro stesse delibere autorizzative dello sfruttamento di salgemma dalle sentenze del TAR, che continua a sostenere dal 2007 che … la legge va rispettata e che “sull’acqua deve essere data la priorità alla popolazione, anziché all’industria”, a seguito di ricorsi popolari.

Insomma, tutte le istituzioni intorno alla “povera” Solvay, che continua a produrre ben 1.800 tonnellate di soda al giorno, nonostante la crisi idrica, e profitti sostanziosi per Bruxelles. Mentre buona parte della popolazione ha passato l’estate aspettando l’acqua dalle autobotti, e forse un giorno sapremo che qualità di acqua …. Certo, qualche “piccola crepa” nel sistema si è intravista, come il clamoroso prosciugamento totale del lago di Santa Luce e l’incredibile perforazione di decine di nuovi pozzi da parte di Solvay, sui quali nessuno ha trovato niente da ridire.

In mezzo sempre i soliti più deboli, prima la popolazione, poi i lavoratori, sui quali si scarica l’irresponsabilità di Solvay ed istituzioni.

In quest’orgia di prepotenza, ma anche di profitti e servilismo, fa addirittura capolino l’ipotesi più assurda: un dissalatore a spese pubbliche per dare acqua alla popolazione, e liberare finalmente Solvay dall’ingombrante presenza della popolazione stessa. Solvay che potrebbe finalmente sfruttare senza limiti la poca acqua dolce rimasta, pagandola la mirabolante cifra di 5 millesimi di euro al metro cubo. Insomma, il problema sono i cittadini …

 Questa ipotesi sarebbe il rovesciamento totale della legge e del semplice buon senso, ma sembra sia sostenuta perfino da settori istituzionali di Rifondazione comunista, che infatti da mesi parlano di “mitigazione” e di “dissalatore pubblico”.

Alla vigilia di due atti pubblici di fondamentale importanza e pericolosità, l’AIA e  l’accordo salva-delibere, occorre che i cittadini onesti si facciano sentire forte, e ribadiscano le priorità popolari:

1- Solvay si doti a sue spese di un dissalatore da cui ricavi acqua e sale, cessando in pochi anni lo sfruttamento di salgemma della Val di Cecina, rivelatosi insostenibile. 

2- l’acqua dolce deve essere riservata alla popolazione come prevede la legge e la logica.

3- nessun accordo di programma senza la cancellazione, meglio se consensuale, del contratto sul salgemma.

4- nessuna autorizzazione a Solvay senza il rispetto dell’accordo del 2003 sugli scarichi a mare.

4.10.12

 
Istituzioni subalterne PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Marchi   
Giovedì 04 Ottobre 2012 17:56

Il 30 ottobre 2012 scade l'Autorizzazione Integrata ambientale (AIA) alla sodiera Solvay di Rosignano, rilasciata dalla Provincia di Livorno il 30 ottobre 2007.

Faranno una autorizzazione-fotocopia, nonostante in questi 5 anni sia avvenuto di tutto ?

1 - Solvay non ha rispettato l'impegno assunto con l'Accordo di programma del 31.7.2003, non riducendo entro il 31.12.2007 gli scarichi solidi in mare del 70%, nonostante abbia incassato 30 milioni di euro pubblici.

2 - il TAR toscano ha annullato per due volte (2007 e 2010) le delibere regionali che le consentivano di sfruttare - in regime di monopolio - gli utlimi giacimenti di salgemma del volterrano, con la sostanziale motivazione che lo sfruttamento minerario, richiedendo molta acqua, non avrebbe garantito l'acqua alla popolazione.

3- nell'agosto 2012 Solvay ha prosciugato totalmente il lago artificiale di Santa Luce, pur di mandare avanti la produzione, con moria di tonnellate di pesce e morte del fiume Fine a valle. 

4- sta perforando , nel silenzio generale, decine di nuovi pozzi vicino lo stabilimento, nonostante la crisi idrica conclamata fin dal 2 aprile 2012 in tutta la Toscana.

In allegato l'autorizzazione del 2007 e i verbali delle due conferenze dei servizi: in questi verbali si notino le espressioni "occorrerebbe", "si dovrebbe" e siimili, usate dalle varie istituzioni. E tanto altro.

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SABATO 6 OTTOBRE INCONTRO PUBBLICO A LIVORNO PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Marchi   
Lunedì 01 Ottobre 2012 12:57

SABATO 6 OTTOBRE, ORE 17,30, EX CASERMA OCCUPATA

 VIA Adriana LIVORNO

 Incontro pubblico promosso da Medicina Democratica e Vertenza Livorno. Verranno approfonditi i seguenti argomenti:

 1)      Il progetto di megainceneritore a Livorno: il “fiore all’occhiello” del distretto delle nocività (M. Zicanu)

2)      La questione dello studio epidemiologico SENTIERI sugli effetti dell’inquinamento sulle popolazioni residenti in 44 siti fortemente inquinanti (ci sono Livorno e Piombino, ma manca Rosignano) (M. Marchi)

 3)      L’ILVA di Taranto: un caso isolato o la punta dell’iceberg? (A. Floridi)

 4)      I ticket sanitari decisi dalla Regione Toscana. (R. Rognoni)

 L’incontro vuole essere un momento di approfondimento e di dibattito in vista di iniziative di mobilitazione cittadina.

 Tutti sono invitati a partecipare

 Medicina democratica, sezione di Livorno e provincia

Vertenza Livorno, rete per la difesa dell’ambiente e della salute

 Livorno, 1/10/2012

 

 
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