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DISCARICA DI SCAPIGLIATO 1982/2012

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LA TOSCANA SI FA BELLA CON LA GEOTERMIA PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Marchi   
Mercoledì 16 Febbraio 2011 10:25

MEDICINA DEMOCRATICA  Sezione di Livorno e della Val di Cecina

 

La Toscana si fa bella con la geotermia, abusivamente

 “Presentato lo studio epidemiologico condotto da Ars sui 16 Comuni interessati.

Nelle aree geotermiche una buona qualità della vita (titolo).

L’assessore Bramerini: «Il quadro sanitario conferma il trend regionale»

«Lo studio dell'Ars – sottolinea l’assessore Bramerini -, poderoso e importante perché uno dei primi completi che valutano la situazione sanitaria nelle aree geotermiche, evidenzia dati di salute rassicuranti …” (Dal sito della Regione  Toscana,  fine novembre 2010)

Vedremo più avanti quanto sono rassicuranti.

 L’UE ha fissato i modesti obiettivi 20/20/20 per la generazione elettrica: nel 2020 il 20% di energia elettrica da fonti rinnovabili, il 20% di risparmio energetico, il 20% di riduzione di emissioni climalteranti, ufficialmente per contrastare i cambiamenti climatici, in realtà per aumentare il giro d’affari delle banche, che commerciano in diritti di emissione.

Il governo Berlusconi ha spinto ed ottenuto per ridurre dal 20 al 17% l’energia da fonti rinnovabili, nonostante l’Italia sia in clamoroso ritardo sulla riduzione delle emissioni climalteranti.

In questa Italia pigra ed irresponsabile, la Toscana si presenta altrettanto pigra ed anche deviata:

il PIER (Piano energetico) della Toscana (luglio 2008) afferma che siamo al 35% da energie rinnovabili: il 29% proviene dalla geotermia, il restante 6% dall’idroelettrico. Quasi nulla la produzione da fonti rinnovabili vere.

 

Se togliamo la geotermia dalle fonti rinnovabili, siamo in estremo ritardo rispetto al 2020 con i pur modesti obiettivi della UE. Perché occorre togliere dal computo delle rinnovabili la geotermia ? Perché ha un alto impatto ambientale (paradossale emettere nell’ambiente mercurio, arsenico, boro, acido solfidrico e metano, in un quadro ipocrita di abbattimento di CO2); perché le bonifiche costeranno molta energia, oltre l’impatto già pesante sulla salute e infine perché la pressione geotermica si va velocemente depotenziando dalla fine degli anni ‘80 (fonte sito Arpat, Progetto geotermia)

 L’impatto ambientale della geotermia si concretizza in 535 morti in più nel periodo 2000/2006,acqua potabile inquinata fino all’ultimo comune dell’isola d’Elba, urgenza di estese costose bonifiche.

Nessun nostro errore di lettura sullo studio epidemiologico, come sostiene Bramerini: ci sono 535 morti in più rispetto agli “attesi” nell’area osservata (pag. 81-83), dei quali 99 nei comuni geotermici, gli altri nei comuni limitrofi. Le minimizzazioni dell’assessore regionale sono un ulteriore elemento di preoccupazione, perché lo studio dice con  i numeri che l’impatto sulla salute va ben oltre i confini geotermici 

In sintesi le 32 centrali geotermiche (5 nell’area sud Amiata e 27 nell’area nord Larderello-Travale ) censite da SIRA (Arpat, Registro europeo, dati auto dichiarati, sunto di MD) emettono in aria ogni anno:

28.599.575 Kg acido solfidrico

264,26 kg arsenico

3.360 kg mercurio

69.944 kg acido borico

oltre a molte altre sostanze cancerogene in tracce, come cadmio e cromo, tossiche come l’ammoniaca, climalteranti come il metano.

Giova conoscere altre “curiosità” sulle centrali geotermiche:

14 su 32 non hanno alcun sistema di abbattimento (2 area sud, 12 area nord);  il sistema di abbattimento  riesce ad abbattere fino a 29 volte gli inquinanti. La geotermia è esclusa dalle limitazioni del Protocollo di Kyoto. La potenza delle 32 centrali geotermiche (844 Mw) è paragonabile alle 2 centrali turbogas di Solvay (800 Mw) a Rosignano.

Tornando al mercurio, per avere un metro di paragone, nel 2007 abbiamo ottenuto la chiusura della vecchia elettrolisi a mercurio di Rosignano, che emetteva 131 kg di mercurio in mare e 80 kg in aria (42 volte in meno delle centrali geotermiche, in aria).

Ovviamente questi inquinanti della geotermia ricadono al suolo ed inquinano rete idrica e falde:

gli effetti sulla Val di Cecina sono acclarati, anche perché rafforzati da sversamenti di fanghi al boro-arsenico in affluenti del Cecina,  nel passato, e dalla presenza di discariche che accolgono fanghi di trivellazione (Bulera).

Gli effetti sul fiume Cornia (Piombino) e sulla rete idrica dell’Amiata si intuiscono facilmente: per l’Amiata il geologo Andrea Borgia, docente all’Università di Milano, sostiene da anni che vi sia  interazione - a causa delle trivellazioni geotermiche - tra la falda superficiale e la falda geotermica profonda, contenente  svariati inquinanti.

Sta di fatto che tutti i comuni a valle del Cecina e del Cornia, ma anche diversi dell’area amiatina hanno un alto inquinamento di arsenico e boro nelle acque potabili, in deroga ai limiti di legge.

Questo avviene in un contesto toscano già di per sè preoccupante: l’88% dei punti di approvvigionamento dell’acqua destinata al consumo umano sono classificati A3 (il peggiore livello, che richiede “trattamento fisico e chimico spinto, affinazione e disinfezione” (pag. 172 della Relazione sullo stato dell’Ambiente 2009 - Arpat)

http://www.arpat.toscana.it/pubblicazioni/relazione-sullo-stato-dell-ambiente-in-toscana-2009

 Dopo il 2° triennio di deroghe ai limiti di legge sull’acqua potabile della Regione Toscana, è intervenuta la CE (Decisione 28.10.10), dando lo stop ultimativo alla somministrazione di arsenico e boro nell’acqua entro il 31.12.12, ed imponendo misure cautelative per i soggetti più deboli (bambini sotto i tre anni), informazione della popolazione, bonifiche.

All’Elba, rifornita da Piombino via tubazione con acqua della Val di Cornia, sono stati chiusi i rubinetti negli asili nel dicembre 2010, per la presenza di arsenico e boro.

Non si capisce perchè la stessa misura non venga presa per gli asili di tutta l’area arsenico-boro (VdCecina, VdCornia, Amiata) 

L’assessore regionale e il gestore dell’acqua ASA SpA, ma anche alcuni sindaci, si sbracciano per asserire l’”origine naturale” di arsenico e boro nell’acqua. MD insiste per l’origine umana, d’altra parte provata per la Val di Cecina.

Insomma, il bubbone dell’acqua in deroga, mantenuto “riservato” per sei anni, finalmente è scoppiato per la reprimenda CE e per lo studio epidemiologico sulla geotermia, che guarda caso però non ha compreso l’Elba.

Per continuare a vendere acqua, ASA fa acrobazie, anche per scritto. Sentiamola sul boro: “nelle linee guida del WHO si riporta  il valore limite di 0,5 ppm, nella Direttiva Comunitaria  98/83/EC il limite indicato è di 1 ppm” (Ing. Michele Caturegli, dirigente ASA, nota 39891 del 27.12.2007 al Sindaco di Cecina).

Ancora Caturegli, di fronte ad alcune proteste all’Elba, dichiara a “Il Tirreno” del 13.1. 2011 :

” L’Organizzazione Mondiale della Sanità pone come valore limite 2,4 microgrammi per litro … attualmente i valori di boro sono sotto 3 mml in Val di Cornia e sotto 2 mml all’Elba”.

Insomma, dati in libertà.  Wikipedia conferma per l’OMS (WHO) 0,5 mm/litro.

 Ma non solo: le deroghe della Regione Toscana per 6 anni hanno ripetuto :“Relativamente al parametro Boro la popolazione deve essere informata che , in via precauzionale, il consumo dell’acqua da bere non è consigliato ai soggetti di età inferiore ai 14 anni.” (Deroga 1587 del 9.4.2009 e precedenti)

La Decisione CE del 28.10.10 limita il divieto ai bambini sotto i tre anni: un compromesso sulla salute dei ragazzi da tre a quattordici anni. Ma lo estende anche all’arsenico.

Alla luce di quanto sopra, tiriamo una conclusione provvisoria:

più che un fiore all’occhiello, la geotermia si rivela un disastro ambientale di vaste proporzioni, che comporterà effetti sulla salute per decenni.

L’accanita disinformazione che stanno facendo su acqua e studio epidemiologico sull’area  geotermica malcela gli affari milionari con ENEL e tenta penosamente di rattoppare l’immagine “sostenibile” di una regione in preda alle multinazionali. Inutile aggiungere che è doveroso presentare quanto prima pubblicamente lo studio epidemiologico nell’area nord, com’è già stato presentato a fine novembre sull’Amiata.

 

15.2.11

                                                                                 Maurizio Marchi

                                                                            (Resp. prov. Livorno e Val di Cecina)

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 04 Marzo 2011 08:23 )
 
622 morti in più dal cromo PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Marchi   
Venerdì 11 Febbraio 2011 11:55

Cromo dal gabbriccio, una sintesi dello studio CNR 2009

 

Nello studio del CNR di Pisa “ORIGINE DEL CROMO ESAVALENTE IN VAL DI

CECINA E VALUTAZIONE INTEGRATA DEGLI EFFETTI AMBIENTALI E SANITARI INDOTTI DALLA SUA PRESENZA” Relazione prima fase – febbraio 2009,

curato da Fabrizio Bianchi, M. Amadori ed altri, finanziato dalla Regione Toscana a seguito del rinvenimento in decine di pozzi della Val di Cecina di cromo esavalente nel 2006, si leggono molte informazioni utili e moltissime conferme di quanto MD, comitati e singoli cittadini denunciavano da anni.

 Ma vi si trova anche una notizia finora sconosciuta al movimento: le rocce ofiolitiche, il comune “gabbriccio” nelle nostre zone, contengono anche cromo, oltre ad amianto come denunciato da anni. E proprio le rocce ofiolitiche sono individuate come responsabili – nello studio CNR 2009 – dell’inquinamento dei pozzi, senza tuttavia assolvere completamente le potenziali altre cause: eventuale spandimento di fanghi concari su campi, fanghi della ex-conceria di Poggio Gagliardo (Montescudaio, ma situato alle porte di Cecina), emissioni delle ex fornaci di laterizi, numerose in passato nella zona tra Cecina e Castellina, e una ancora presente a Gabbro (Comune di Rosignano Marittimo). 

L’esposizione a cromo esavalente della popolazione, insieme ad altri inquinanti, ha causato nell’”area cromo” (15 comuni, di cui 11 nella Bassa Val di Cecina e 4 nell’Alta VDC) 622 morti in più rispetto alla media regionale, negli anni tra il 2000 e il 2006. (pag 134)  leggi tutto lo studio CNR

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 11 Febbraio 2011 12:08 )
 
Per non dimenticare: 25 anni fa 4 morti alla raffineria di Livorno PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Marchi   
Giovedì 27 Gennaio 2011 13:58

Il 30 gennaio 1986 alla raffineria Stanic (ora ENI) di Livorno morivano quattro operai intossicati a catena dall’idrogeno solforato (o acido solfidrico). Gianluca Nardi, Wladimiro Cecchetti, Domenico Maglione e Massimo Giampietro, tutti sotto i trent’anni, furono uccisi mentre lavoravano in una vasca di decantazione a cielo aperto. Uno di loro stava installando una valvola tra due condutture, quando intossicato dall’idrogeno solforato – che ha la particolare insidiosa caratteristica di inibire l’olfatto –  perse i sensi. Un secondo operaio accorse per aiutarlo, ma perse a sua volta i sensi, così il terzo e il quarto. Un quinto operaio provò a sua volta a fare qualcosa, ma poi si allontanò per chiedere aiuto salvandosi. “Gli operai sono spirati senza avere neppure la forza di emettere un grido”, riferirono le cronache.

 
Perchè NO al nucleare.. PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Marchi   
Giovedì 03 Febbraio 2011 13:50

cernobil_contaminatiDesidero rispondere al sig. Genghini che su “Il Tirreno” del 2 febbraio sosteneva “Perché è necessaria l’energia nucleare”, peraltro con argomenti traballanti.

 Il primo argomento contrario è quello di rispettare la volontà popolare. L’8 e 9 Novembre scorsi si è  ricordato  in tutta Italia il referendum del 1987, con il quale l’80% dei cittadini si espresse contro la costruzione di centrali nucleari. Se si deve rispettare questa volontà anche nonostante la legge elettorale “porcata”, sorbendoci un premier come l’attuale per anni, tanto più la si deve rispettare quando si è espressa così chiaramente su un argomento preciso come il nucleare. La paura dopo Chernobyl e Harrisburg è più che legittima, ma è solo uno dei moltissimi motivi. 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Febbraio 2011 14:18 )
 
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