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E' QUESTA "L'ITALIA CHE RIPARTE" PDF Stampa E-mail

ITALIA, 45 MILA MORTI IN PIU' RISPETTO AL 2014, un commento dell'epidemiologo Valerio Gennaro, Ospedale San Martino Genova

Il mio commento al "misterioso" aumento della mortalità in Italia è che dopo dieci anni di "anticipazione" dell'età di comparsa della disabilità grave e medio-grave (come documenta fedelmente Eurostat dal 2004), è "naturale" morire prima. Non è un fatto misterioso.

In effetti per far sparire gradualmente le "prove" del "problema sanitario" in Italia non è stato facile: è bastato parlare di "emergenza Lavoro" anziché di "emergenza Salute". Da una ventina d'anni hanno precarizzato e poi decimato "naturalmente" gli epidemiologi non rimpiazzando i pensionati con i giovani, non mantenendo la proporzionalità con le necessità della popolazione (e, forse, utilizzando troppi tecnici yo-yo). Hanno dirottato chi studiava le CAUSE EVITABILI (SOCIO-SANITARIE ed AMBIENTALI) delle malattie sulla ricerca di finanziamenti e di business; ci hanno obbligato a produrre Impact Factor (invece che Salute), ci hanno fatto studiare le Cause molecolari, Ereditarie e il ruolo della "Sfiga" nell'eziologia del cancro (delle altre malattie non si parla ancora), "normalizzandoci" poi in Biostatistici e convertendoci infine in "epideMOLLOgi e bioSTATICI".

Il risultato finale è sotto gli occhi di tutti! ORMAI dal 2005 (all'insaputa degli epidemiologi sopravvissuti)  in Italia l'accorciamento della vita SANA e l'anticipazione della DISABILITA' è un fatto "normale". Siamo sotto la media europea e in controtendenza con la maggior parte dei paesi europei.

Ps.

Per avere dati completi e tempestivi ci vorranno "naturalmente" ancora un paio d'anni (se tutto va celermente).  Così come sarà necessario aspettate almeno un altro triennio per usare oltre che il numero assoluto di decessi (come in quest'ultima preliminare analisi dell'ISTAT), anche un indicatore un tantino più accurato (come i tassi di mortalità standardizzati per età, raffrontati magari con uno standard europeo). Invece di un Referto Epidemiologico che permetta di avere indicatori puntuali (SMR, SHR, ecc.), ACCURATI e TEMPESTIVI, anno per anno e comune per comune (almeno su morti e malati) non si parla ancora. Questa "Grande Opera" non è ancora nei programmi della nostra politica. E' pura fantascienza.

http://www.repubblica.it/cronaca/2015/12/23/news/il_mistero_del_2015_quei_45mila_scomparsi_come_in_una_guerra_-130020393/?ref=HREC1-5

Repubblica 23.12.15

Mortalità, impennata misteriosa nel 2015: "Quei 45mila scomparsi come in una guerra"

L'Istat: decessi aumentati dell'11%, ai livelli degli anni Quaranta. E gli esperti si interrogano: ci ammaliamo di più o ci curiamo peggio?

di MICHELE BOCCI

Mortalità, impennata misteriosa nel 2015: "Quei 45mila scomparsi come in una guerra"ROMA - Come durante la guerra, ma senza la guerra. Come se vivessimo sotto i bombardamenti. Uno studio interroga e preoccupa esperti in mezza Italia: nel 2015 il numero di morti nel nostro Paese è salito dell'11,3%. In un anno significherebbe 67mila decessi in più rispetto al 2014 (ad agosto sono già 45mila), per un incremento che davvero non si vedeva da decenni. I dati del bilancio demografico mensile dell'Istat raccontano qualcosa di abnorme, che già impegna i demografi e presto, quando saranno note le fasce di età e le cause, darà molto da lavorare anche agli esperti della sanità. Le schede appena pubblicate sul sito dell'Istituto di statistica arrivano fino all'agosto scorso e dicono che nei primi otto mesi sono stati registrati 445mila decessi, contro i 399mila nello stesso periodo dell'anno precedente. Si è passati cioè da una media di meno di 50mila al mese a una di oltre 55mila.

"Il numero è impressionante. Ma ciò che lo rende del tutto anomalo è il fatto che per trovare un'analoga impennata della mortalità, con ordini di grandezza comparabili, si deve tornare indietro sino al 1943 e, prima ancora, occorre risalire agli anni tra il 1915 e il 1918", scrive sul sito di demografia Neodemos il professor Gian Carlo Blangiardo. "Certo, si tratta di dati provvisori, ma negli anni scorsi l'Istat ha sempre confermato alla fine dell'anno i numeri pubblicati mensilmente. Magari ci saranno correzioni, ma nell'ordine di alcune centinaia di casi. L'unità di grandezza che ci aspetta è quella", chiarisce il docente. Nel 2013 e nel 2014, tra l'altro, il numero dei morti era calato, ma sempre di poco: mai si erano raggiunte percentuali in doppia cifra.