NO AL FURTO DI ACQUA E SALGEMMA, NO AL RICATTO SUI LAVORATORI SOLVAY Stampa
Scritto da Maurizio Marchi   
Lunedì 13 Febbraio 2012 14:04

100 anni di presenza in Val di Cecina della multinazionale Solvay hanno  ampiamente dimostrato l'inconciliabilità fra lo sfruttamento intensivo di acqua e salgemma e la salvaguardia del territorio.

Sprofondamenti di terreni, formazione di decine di laghetti salati, insalinazione di falde, enorme consumo di acqua da parte di Solvay.  Ma non è finita.

 L'asportazione di enormi quantità di minerale salino dal sottosuolo modifica radicalmente il sottosuolo stesso, sconvolgendo la circolazione acquifera sotterranea residua: si sospetta che decine di milioni di metri cubi d'acqua si perdano nelle rocce profonde per questa causa  (geologo Sebastiano Vittorini, CNR Pisa). Tutto questo , oltretutto, senza ricadute economiche:

secondo il Rapporto Cheli-Luzzati dell’Università  di Pisa del 2009 sulle “Ricadute economiche, sociali, ambientali della Solvay sul territorio”

-          Il contributo della Solvay al valore aggiunto complessivo che ricade sul territorio è l’ 1-2%

• contributo della Solvay all'occupazione dei residenti sul territorio: 2-4%

-          Il consumo di acqua dolce di Solvay è il 48 %  dell’intero consumo.

 

Ora la multinazionale vorrebbe spostarsi dai giacimenti di Buriano-Ponteginori (ancora sfruttabili per diversi decenni) a quelli più ricchi e in superficie che circondano il paese di Saline: il Tar ha bloccato tutto per ben due volte, nel 2007 e nel 2010, con la sostanziale motivazione che non viene garantita l'acqua alla popolazione.

Nel tavolo istituzionale tenutosi venerdì 3 febbraio a Firenze, i nostri “eletti” hanno sostanzialmente sbracato di fronte ai ricatti e alle richieste della Solvay:

• via libera alle nuove concessioni minerarie di Poppiano e Cecina, i cittadini di Saline si vedranno sempre più sprofondare il terreno sotto i piedi.

• via libera alla distruzione del “Masso delle Fanciulle” nell'area incontaminata del Parco di Berignone, con la costruzione dell'invaso artificiale di Puretta ad uso civile

• via libera al progetto IDRO-S, ad uso industriale, alle porte di Cecina che prevede di invasare 3 milioni di acqua di piena inquinata, sull'unica falda di acqua buona rimasta alla popolazione.

Tutte queste sono soluzioni impraticabili. Gli invasi IDRO-S e Puretta sarebbero concentratori di inquinanti, e continuerebbe il dissesto del sottosuolo in VdC, con l’estrazione di salgemma.

Questo enorme impatto  è tantomeno accettabile di fronte alle nuove (poi neanche tanto nuove) emergenze  dei cambiamenti climatici (minore piovosità, siccità), e dello scadimento verticale della qualità dell'acqua per i cittadini che, più deboli del colosso belga in questa competizione, hanno dovuto sorbirsi acqua residuale, in deroga ai limiti di legge negli ultimi 10 anni per arsenico, boro, trialometani ed altro, con costi molto alti di depurazione scaricate sulle bollette dei cittadini.

100 anni bastano.  Solvay vada  a prendersi il sale da altre parti, come fanno tutti gli altri produttori (a cominciare da Altair di Saline): ad esempio in mare, con la dissalazione, ottenendo il duplice obiettivo di alleggerire enormemente il peso sulla risorsa idrica e  ottenere il sale dal mare.

Il ricatto occupazionale minacciato da Solvay è assolutamente strumentale ed inaccettabile poiché  le concessioni attuali  di Buriano-Ponteginori sono sufficienti nella fase di costruzione del dissalatore, l’unico che darebbe una prospettiva seria e sicura ai lavoratori.

Anche alla luce dello straordinario risultato referendario, devono essere rimesse in discussione tutte le scelte fatte sull'acqua negli ultimi 20 anni a questa parte: va affermata la volontà popolare secondo la quale l'acqua e i beni comuni non devono sottostare alle logiche del profitto privato, ai soliti ricatti dei poteri economici forti ed in cambio di misere contropartite.

Comitato per i Beni Comuni Val di Cecina