Secondo l'Università di Pisa, Solvay dà poco e prende troppo Stampa
Scritto da Maurizio Marchi   
Giovedì 22 Dicembre 2011 10:19

Solvay dà  l'1/2% del Valore aggiunto nell'area che occupa, il 2/4 % dell'occupazione, ed usa il 48 % dell'acqua dolce.

Con il riaccendersi  dello scontro sul salgemma, torna di attualità il Rapporto dell'Università di Pisa (Cheli e Luzzati), concluso nel 2009 e finora oscurato da media e istituzioni.

Qui sotto il link per leggerlo tutto, ed alcune nostre considerazioni del dicembre 2009:

Rapporto dell’Università di Pisa sulla Solvay: conclusioni sorprendenti

E’ finalmente disponibile al pubblico il ponderoso Rapporto (circa 500 pagine), consultabile e scaricabile liberamente dal sito

http://www-dse.ec.unipi.it/persone/docenti/luzzati/rosignano/rosignano.htm

Il Rapporto, che speriamo venga presentato presto al pubblico direttamente dagli autori, i professori universitari Bruno Cheli e Tommaso Luzzati, cofinanziato dalla Regione Toscana, ha visto la scarsa collaborazione di Solvay, nonostante avesse come scopo dichiarato quello di “tracciare un quadro organico capace……di garantire una coesistenza duratura, e quindi sostenibile, dell’azienda con il territorio di incidenza.”

Addirittura la Solvay “ci ha risolutamente invitato, con toni di diffida, a non divulgare i dati che ci aveva fornito l’Osservatorio  dell’Accordo di Programma Solvay” ritardando l’uscita del Rapporto stesso, affermano gli autori nella premessa.

Nel merito, il Rapporto prende atto della Relazione UNEP (ONU) secondo la quale Rosignano è uno dei 15 luoghi costieri più inquinati d’Italia (hot spots) ed approfondisce molte questioni del rapporto tra uso delle risorse naturali del territorio ed impatto ambientale da una parte, e valore aggiunto ed occupazione apportati dall’altra.

Ne risultano conclusioni sorprendenti anche per l’opinione pubblica meno disponibile verso Solvay: il contributo al valore aggiunto complessivo che ricade sul territorio è del 1-2 % dell’intero valore aggiunto di tutte le attività presenti sul territorio stesso. Mentre il contributo all’occupazione complessiva è del 2/4%.

Percentuali – come si vede – molto modeste, che fanno di

Solvay quantomeno una realtà economica tra le tante altre , se non addirittura marginale.

Sicuramente marginale e tendenzialmente controproducente se i modesti risultati economici sono paragonati al prelievo di risorse (acqua dolce 48% del totale emunto in Val di Cecina, a cui deve aggiungersi la quantità emunta nella Val di Fine; salgemma non rinnovabile; calcare), all’impatto ambientale (scarichi in atmosfera, in crescita per gli ossidi di azoto; scarichi in mare, ampiamente oltre gli impegni assunti con l’Accordo di programma del 2003, in virtù del quale Solvay ha ricevuto circa 30 milioni di euro pubblici; subsidenze e dissesti idrogeologici nelle concessioni minerarie, ecc), e all’esposizione della popolazione all’alto rischio di incidente rilevante.

Il Rapporto svolge anche un’analisi approfondita dei principali “progetti” Solvay, cioè il progetto d’invaso IDRO-S e quello del rigassificatore, traendone conclusioni molto critiche. In particolare le preoccupazioni maggiori del Rapporto si accentrano  sulla risorsa acqua, concludendo: ”Qualsiasi forma di coesistenza tra Solvay e territorio della Val di Cecina non potrà non risolvere la questione della sostanziale riduzione dei prelievi idrici complessivi” anche ricorrendo ad un dissalatore di acqua di mare.

9.12.09                                       Maurizio Marchi

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 22 Dicembre 2011 14:33 )