Il paese di Saline di Volterra assediato da Solvay Stampa
Scritto da Maurizio Marchi   
Giovedì 01 Dicembre 2011 07:51

Sale ed acqua, la val di Cecina ha già dato

Se avessimo a disposizione la sesta pagina de "Il Tirreno" a pagamento (come Solvay oggi), avremmo moltissime cose da dire a Solvay e a chi l’ha autorizzata. Non l’abbiamo, quindi  siamo molto brevi.

La realtà è molto diversa da come la descrive la multinazionale, forse guardando da molto lontano, appunto da Bruxelles. Noi  la vediamo così, da vicino:

1- Solvay non ha mai estratto sale  così vicino all’abitato di Saline, perciò nessuno può sapere  quali sarebbero gli effetti; l’esperienza impone di rinunciare.

2- i duemila lavoratori a Rosignano  sono dimezzati da molti anni, e non si moltiplicano come i pani e i pesci.

3- il valore del sale è un valore in sé, come dimostra la storia della civiltà prima che arrivasse Solvay.

4-Solvay fornisce ad ATISALE una minima parte  di sale, ma se ne appropria della totalità.

5- L’”esperienza mineraria centenaria” di Solvay ha prodotto un colabrodo in val di Cecina, e durerebbe solo altri 30 penosi anni: dove finirebbero i famosi 2000 lavoratori, dopo ?

6- nessuno sa, perché nessuno ha mai voluto indagare, quanta acqua e quanto sale si perdono nel sottosuolo.

7-Solvay non ha l’autorizzazione principale, quella implicita nelle sentenze del TAR: non garantisce l’acqua alla popolazione, come prescrive la legge.

8- Solvay e i suoi servetti  istituzionali si attrezzino a prendere il sale da altri posti, come fanno tutti gli altri produttori, perché la val di Cecina ha già dato anche troppo.

30.11.11

                                                                                                           Maurizio Marchi