chiudere definitivamente Lonzi e RARI Stampa

Medicina democratica

Chiudere definitivamente Lonzi e RARI, altro che riaprirle selettivamente.

In questi giorni stiamo assistendo ad una riapertura selettiva (per alcuni tipi di rifiuti, carta, cartoni) delle ditte inquisite con pesanti imputazioni Lonzi e RARI: fermo restando il decorso, speriamo veloce, dell’inchiesta e del processo della Magistratura, chiediamo che la politica (ad esempio la Regione) non interferisca, con forzature nel nome di una ipocrita “difesa dei lavoratori”, che andavano difesi a suo tempo dal malaffare delle dirigenze delle ditte: ad esempio  da controlli ben più stringenti di Arpat, ASL, Ispettorato del lavoro dalle nocività a cui venivano – coscienti o no- esposti come “prima linea” dalle nocività di operazioni di trattamento, vero o presunto, di rifiuti pericolosi, riversando sulla popolazione come “seconda linea” queste stesse nocività, compresi gli incendi, troppo frequenti e continuati, per poterli considerare incidenti casuali, o i percolamenti all’esterno dei recinti delle ditte.  Nessuno per anni, ad esempio, aveva visto il grosso tubo che (solo ora?)  percola sostanze tossiche nel  Rio Cignolo, quando nella zona lo conoscevano tutti ? Dall’ordinanza di arresto e sequestro dell’1.12.17, che ha dato il via agli arresti del 14 dicembre scorso, emerge una lunga e consolidata pratica  di gestione illegale dei rifiuti pericolosi e non, che non poteva avvenire senza una sorta di protezione/omertà di  consistenti pezzi dell’amministrazione pubblica, che si serviva di Lonzi e RARI per il “lavoro sporco” e la gestione di spezzoni più imbarazzanti  (come le ceneri dell’inceneritore, si veda l’Appalto per 3.3 milioni di euro del 5.10.16 di AAMPS a RARI) del ciclo dei rifiuti, o d’altra parte riservava loro un guadagno illegittimo (come la vendita di carta e cartone, o altri materiali recuperati con la raccolta differenziata) che spettava ad AAMPS e REA, interamente pubbliche. Era il prezzo da pagare a queste ditte come “procuratrici” di enormi flussi di rifiuti che garantivano guadagni milionari a AAMPS e REA, pur esponendole a contraccolpi anche giudiziari ? L’ordinanza di arresto e sequestro scrive di  “ingenti flussi”, di rifiuti quantificati in almeno 200.000 tonnellate per il solo 2015, corrispondenti ad almeno 30 milioni di euro su cui hanno mangiato tutti.

Insomma Lonzi e RARI erano da decenni parte integrante del sistema complessivo di gestione dei rifiuti nel livornese, appendici esterne di AAMPS e REA: devono essere sciolte di autorità, per cominciare a far luce sulle aziende “madri”, che devono essere poste sotto il controllo popolare, tramite l’ingresso nei Consigli di amministrazione di rappresentanti dei comitati dei cittadini, altro che la ricerca di partner privati, come farfuglia la REA, dopo la tragica esperienza di Enerambiente, la società pluricondannata ed ora liquidata.

I lavoratori di Lonzi e RARI devono essere assunti da REA ed AAMPS ed adibiti a nuovi servizi, come l’estensione della raccolta porta  a porta, dopo la bonifica dei siti inquinati delle vecchie aziende sequestrate.

Si coglierà l’occasione di questo ennesimo terremoto per  cambiare strada, o tutto o quasi tornerà come prima, non appena si spengeranno i riflettori mediatici e giudiziari ? E’ ovvio che per “cambiare strada” MD intende anche respingere definitivamente il progetto di ampliamento di Scapigliato e chiudere l’inceneritore di Livorno, avviando finalmente una politica dei rifiuti-zero nel livornese.

3.2.18